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«È andato tutto bene», il commovente dramma di François Ozon

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François Ozon torna a emozionare: dopo «Estate ‘85», uscito lo scorso anno, il regista francese conferma il suo buon momento di forma con «È andato tutto bene», film tra i grandi protagonisti della settimana in sala.
Lo spunto nasce dal romanzo «Tout s’est bien passé» di Emmanuèle Bernheim, che ha raccontato la storia sua e di suo padre, un uomo colpito da un ictus che chiede alla figlia di aiutarlo a morire, portandolo in Svizzera.

Un soggetto essenziale, ma ricchissimo di possibili sfaccettature, per un film capace di rimanere delicato, senza mai cadere nella facile retorica. Non è un film di denuncia questo dramma che mette al centro il tema dell’eutanasia, ma una pellicola dedicata al rapporto padre-figlia in uno dei momenti più dolorosi della loro esistenza: Ozon sa come toccare le corde giuste e riesce a coinvolgere, pur senza grandi guizzi registici.

Ottime interpretazioni

Benché privo di sequenze particolarmente memorabili, il disegno complessivo funziona e dimostra ancora una volta l’abilità di Ozon nell’affrontare argomenti senza dubbio complessi con il giusto approccio registico: il tema della morte e di quegli addii che sembrano inevitabili può far tornare alla mente quello che ancora oggi rimane uno dei punti più alti della lunga carriera del regista, ovvero «Il tempo che resta» del 2005.Se «È andato tutto bene» è un prodotto che riesce a far riflettere, il merito va anche agli ottimi dialoghi e agli attori che li hanno interpretati. Il cast, in grande forma, è composto da nomi molto importanti come Sophie Marceau, André Dussollier, Charlotte Rampling e Hanna Schygulla. Quest’ultima, musa di Rainer Werner Fassbinder, funge inoltre da collante con il prossimo progetto dell’autore francese, scelto come apertura del prossimo Festival di Berlino: «Peter Von Kant», rifacimento de «Le lacrime amare di Petra von Kant», uno dei più grandi film diretti proprio dall’indimenticabile regista tedesco.

«È andato tutto bene» e gli altri film del fine setimana

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America Latina

Film molto atteso è anche «America Latina», terza fatica dei fratelli D’Innocenzo dopo il sorprendente esordio con «La terra dell’abbastanza» e il potentissimo e controverso «Favolacce».Protagonista di questa nuova pellicola è Elio Germano, nei panni di un dentista che sembra avere tutto dalla vita: un ottimo lavoro, una bellissima casa e una famiglia che lo ama profondamente. Un giorno, però, all’interno della sua abitazione trova qualcosa d’imprevisto e da quel momento la sua esistenza cambierà improvvisamente.Scritto dagli stessi registi, «America Latina» è un film che ha molto in comune con il precedente «Favolacce», tanto nello stile quanto per le tematiche proposte: in primis, una famiglia in apparenza perfetta che nasconde più di un segreto.Rispetto a «Favolacce», che si concentrava su una vera e propria collettività di figure, in questo caso l’attenzione è tutta per il protagonista, di cui prendiamo il punto di vista e condividiamo paure e tensioni.Un cambio di prospettiva per un film che alterna buoni momenti ad altri decisamente sottotono: all’inizio la pellicola è capace di appassionare, grazie soprattutto a un primo colpo di scena perfettamente funzionale e in grado di incuriosire, ma poi perde un po’ di verve, puntando su svolte narrative troppo forzate.Col passare dei minuti viene meno parte del coinvolgimento iniziale, nonostante i D’Innocenzo confermino uno straordinario talento nella gestione delle immagini e dei suoni: la loro capacità, quasi unica in Italia, di generare suggestioni attraverso piccoli rumori e lievi movimenti della macchina da presa è sempre intatta ma, vista la loro grande forza artistica, da «America Latina» era lecito aspettarsi indiscutibilmente di più.Notevole, a ogni modo, la prova di Elio Germano e del resto del cast.

Laurent Garnier: Off the Record

Infine, una menzione per un bel documentario uscito questa settimana nelle nostre sale: «Laurent Garnier: Off the Record».Diretto da Gabin Rivoire, il film traccia il percorso artistico di Laurent Garnier, fra i dj più apprezzati al mondo e pioniere della musica techno, e la sua affermazione sulla scena musicale dagli anni Ottanta a oggi.Tra materiali d’archivio esclusivi, filmati del suo recente tour mondiale e interessanti interviste e testimonianze, questo film è un vero e proprio viaggio esistenziale nella vita di un artista che, già dopo poche sequenze, si trasforma in una sorta di testimonianza sull’ultima grande rivoluzione musicale del ventesimo secolo.Presentato come evento speciale all’ultimo Festival dei Popoli, è uno dei documentari musicali più interessanti e appassionanti degli ultimi anni.

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