HomeCulturaAddio a Peter Bogdanovich, regista della “New Hollywood”

Addio a Peter Bogdanovich, regista della “New Hollywood”

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Se ne è andato a 82 anni uno dei grandi cineasti e critici della New Hollywood: Peter Bogdanovich, regista di film come «L’ultimo spettacolo», «Ma papà ti manda sola?» e «Paper Moon – Luna di Carta», è deceduto nella sua casa di Los Angeles. Nato a Kingston (New York) il 30 luglio 1939, da padre serbo e da madre austriaca di famiglia ebrea, Bogdanovich ha cominciato a studiare recitazione sotto la guida di Stella Adler dell’Actor Studio, per ottenere di lì a poco un incarico come programmatore dei film in proiezione al MoMa di New York.

Da esperto della storia della Settima arte ha collaborato come critico con riviste prestigiose e ha firmato importanti monografie su registi del calibro di Orson Welles, Alfred Hitchcock e Howard Hawks.

Nouvelle Vague francese

Amante della Nouvelle Vague francese, entra in contatto con il maestro del B-Movie Roger Corman che lo spinge ad avviarsi alla carriera di regista, diventando uno dei massimi autori della New Hollywood, insieme a nomi come William Friedkin, Brian De Palma, George Lucas, Martin Scorsese, Michael Cimino e Francis Ford Coppola. Grande estimatore della tradizione hollywoodiana degli anni Trenta e Quaranta, i film di Bogdanovich sono caratterizzati da uno stile sobrio e il ricorso alla citazione si rivela originale mezzo espressivo per una riflessione sul recente passato degli Stati Uniti che privilegia la dimensione dell’immaginario cinematografico.

Nel 1968 esordisce dietro la macchina da presa con «Bersagli», un’opera prima realizzata con un basso budget ma con una grande consapevolezza registica: thriller capace di tenere alta la tensione dal primo all’ultimo minuto, «Bersagli» dimostra come la passione per il cinema in veste di storico e critico abbia portato il giovane regista a sviluppare una grande attenzione anche sul versante pratico-artistico.

Gli anni Settanta

Tre anni dopo, oltre ad aver diretto il documentario «Directed By John Ford», firma quello che rimarrà per sempre il suo capolavoro: «L’ultimo spettacolo».Metafora su un cinema in via d’estinzione, il film denota quelli che sono i principali tratti stilistici del cinema di Bogdanovich, incentrato su una grande nostalgia del passato, su un gusto estetico raffinato e su una grande costruzione dei personaggi, principali o secondari che siano.L’amore per il cinema classico hollywoodiano, unito a quel sapore malinconico che hanno molti suoi lungometraggi, trova ancora più spazio nei successivi «Ma papà ti manda sola?» (1972), con Barbra Streisand e Ryan O’Neal, e l’indimenticabile «Paper Moon – Luna di carta» (1973). Quest’ultimo, ambientato negli anni della Grande Depressione, è esplicitamente ispirato al cinema di Frank Capra, un altro dei più importanti maestri del cinema americano del periodo, autore di film come «Accadde una notte» e «L’eterna illusione».Le pellicole più significative di Bogdanovich sono probabilmente concentrate in questi primi anni di carriera, ma il regista proseguì a realizzare diversi lungometraggi negli anni Settanta, a partire da «Daisy Miller» (1974) e «Finalmente arrivò l’amore» (1975), entrambi con protagonista la sua compagna dell’epoca Cybill Shepherd, che segnarono un momento di crisi nella sua poetica che proseguì fino al 1979, anno della riuscita commedia «Saint Jack» (con cui ha vinto il premio Pasinetti alla Mostra di Venezia), a cui seguì l’altrettanto incisiva «E tutti risero…» del 1981.

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