Bernasconi: «Dopo i Pandora Papers le banche non aprano conti alle società-scudo»

Bernasconi: «Dopo i Pandora Papers le banche non aprano conti alle società-scudo»

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Troppe società “bucalettere”. Troppi “ingegneri del patrimonio” che costruiscono le architetture societarie nei paradisi fiscali. Paolo Bernasconi, ex procuratore e avvocato ticinese, va subito al sodo. La Confederazione è di nuovo toccata da uno scandalo fiscale, i Pandora Papers, proprio mentre la Ong Public Eye (meglio conosciuta con il suo vecchio nome di “Dichiarazione di Berna”) rivela che in soli quattro cantoni (Ginevra, Zug, Friburgo e Ticino) esistono oltre 33mila società di comodo.

Avvocato, perché a distanza di sei anni dalla “lista Falciani” la Svizzera si ritrova di nuovo nella stessa situazione?

Il mondo è invaso da società di comodo. Lo scambio automatico di informazioni ha avuto effetti positivi ma non basta. Il Liechtenstein aveva 100mila società “bucalettere”, oggi sono 15-20mila. Ma allora Panama quante ne ha? E gli Usa? Supponiamo che il loro numero sia diminuito dell’80%, ne restano sempre alcuni milioni.

Difficile contrastarle…

Nel 1969, alla fine del mio primo anno come procuratore pubblico a Lugano, scrissi che per combattere corruzione e criminalità economica bisognava abolire le società “bucalettere”.

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