Volkswagen, ipotesi di 30mila posti di lavoro in meno. Il sindacato: «Assurdo»

Volkswagen, ipotesi di 30mila posti di lavoro in meno. Il sindacato: «Assurdo»

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Che la transizione energetica nell’automotive e il passaggio all’elettrico avrebbe avuto un costo in termini di occupazione si sapeva. Ora cominciano a saltar fuori i numeri. Il ceo del gruppo Herbert Diess avrebbe prospettato al consiglio di sorveglianza di Volkswagen di valutare la possibilità di tagliare fino a 30.000 posti di lavoro per ridurre i costi e migliorare la competitività con concorrenti come Tesla, secondo quanto riportato da quotidiano economico tedesco Handelsblatt. Un portavoce del consiglio di fabbrica, guidato da maggio da Daniela Cavallo, ha definito questa ipotesi «assurda e infondata».

«Non c’è dubbio che dobbiamo affrontare la competitività del nostro stabilimento di Wolfsburg in vista di nuovi entranti sul mercato», ha replicato al giornale tedesco il portavoce do Vw Michael Manske. «Il dibattito è in corso e ci sono molte buone idee, ma non ci sono scenari concreti». Un piano precedente di Volkswagen firmato nel 2019 prevedeva non oltre 5mila prepensionamenti e zero licenziamenti fino al 2030. Sembra che le condizioni siano cambiate, con l’accelerazione spasmodica dei programmi di elettrificazione.

Il problema è il confronto con l’ingresso sul campo di gioco, in Germania, del produttore americano guidato da Elon Musk. La nuova gigafactory di Gruenheide, a 50 minuti da Berlino, stabilisce degli standard che sfidano Volkswagen in casa sua. E potrebbe iniziare in funzione entro l’anno. Tesla produce la sua auto Model 3 in 10 ore, mentre Volkswagen impiega 30 ore per realizzare un ID.3. «Tesla sta stabilendo nuovi standard di produttività e scalabilità a Gruenheide», ha affermato Manske, riferendosi alla capacità del nuovo sito, che produrrà da 5.000 a 10.000 auto a settimana, oltre il doppio della totalità dei veicoli elettrici a batteria tedeschi nel 2020.

Volkswagen sta anche valutando di quotare la propria divisione di ricarica per auto ed energia oltre ai già esistenti piani di Ipo per la sua divisione batterie, ha dichiarato il chief technology officer Thomas Schmall a Manager Magazin in un’intervista. Schmall ha affermato che non è stato ancora deciso nulla e che probabilmente ci vorranno fino a due anni prima che le nuove società vengano costituite e siano effettivamente pronte per il mercato azionario.«Dobbiamo anche pensare in termini di sistemi complessivi», ha detto Schmall, riferendosi alla soluzione di Tesla, con una propria rete di ricarica, sistemi solari per l’elettricità verde e polizze assicurative auto.

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