Sharon Stone, due vite per una diva

Sharon Stone, due vite per una diva

Lei cosa ha fatto?

«Mi hanno detto che dovevo subito lasciare l’hotel perché non avendo guardie del corpo non ero al sicuro. Hanno chiesto al personale di cucina e alle domestiche di aiutarmi a uscire. Hanno fatto una catena umana, mettendosi tutti intorno a me. Fuori urlavano, un tizio mi è corso incontro e mi ha ferito un piede, che sanguinava. Sono salita nel retro di un van, le persone mi sono salite sopra per proteggermi, i miei amici hanno iniziato a cantare Kumbaya my lord!».

È cresciuta in Pennsylvania, come le è venuto in mente di diventare attrice?

«Mia madre ha detto che sono uscita dal grembo materno facendo l’attrice (ride, ndr)».

C’erano i cinema, dove è cresciuta?

«Vivevamo in una città molto piccola, i nostri film erano spesso quelli in terza visione e la tv aveva tre canali. Ma il sabato mattina passavano tutti i buoni vecchi film in bianco e nero, era il mio momento».

È una vera diva, ma la descrivono come una persona dai modi semplici: per esempio dicono che va a parlare con gli chef delle cucine degli hotel.

«La scorsa settimana ero nel sud della Francia in un resort in cui soggiorno da 25 anni, ci facciamo sempre il gala dell’Amfar. Conosco tutto il personale perché lavorano tutti con noi all’evento, so tutto dello chef, del pasticcere, dei camerieri e dei parcheggiatori. Conosco loro molto più di quanto sappia vivere una vita lussuosa, perché la maggior parte della mia esistenza l’ho vissuta viaggiando per il cinema o per la ricerca sull’AIDS. Assistenti di volo, concierge, personale delle pulizie, parcheggiatori e chef sono le persone con cui sono più a stretto contatto».

I red carpet le piacciono ancora?

«Adesso molto di più, perché la gente non mi strappa i vestiti di dosso, non ne sente più il bisogno. Prima volevano un pezzo di te, una ciocca dei tuoi capelli, un lembo di vestito. Era come quando i Beatles erano famosi, poi sono arrivati i cellulari e i selfie ed è cambiato tutto, quella frenesia è sparita».

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