«A Chiara», uno dei film italiani più intensi dell'anno

«A Chiara», uno dei film italiani più intensi dell’anno

Il cinema italiano è grande protagonista in sala: dopo «Tre piani» di Nanni Moretti, uscito un paio di settimane fa, è arrivato il turno di «A Chiara» di Jonas Carpignano, film tra i più interessanti del weekend al cinema.

Presentato alla Quinzaine des Réalisateurs dell’ultimo Festival di Cannes, «A Chiara» è la chiusura di un’ideale trilogia che il giovane regista classe 1984 ha ambientato in Calabria, dopo «Mediterranea» del 2015 e «A Ciambra» del 2017, film quest’ultimo con cui il nuovo capitolo ha davvero molto in comune.

Anche in questo caso siamo di fronte a un racconto di formazione, seppur al femminile, con una ragazza che si trova da un giorno all’altro costretta a cercare di capire quale potrà essere il suo futuro: Chiara è una quindicenne che scopre all’improvviso che il padre tanto amato è un affiliato della ‘ndrangheta e, da quel momento, tutto il suo universo sembra drammaticamente crollare.

Come nei suoi lavori precedenti, Carpignano ha dato vita a un film di finzione fortemente mescolato con il linguaggio documentaristico, essendosi anche basato su esperienze delle persone del luogo.

Una scena dal film «A Chiara»

La conferma di un grande talento

Aperto da una sequenza di grandissima forza estetica, «A Chiara» è la conferma del grande talento di Carpignano, che si mantiene sui livelli del suo lungometraggio del 2017, riuscendo ancora a dare vita a un prodotto realistico e allo stesso tempo capace di empatizzare con lo spettatore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *