L'ora squisita di Alessandra Ferri

L’ora squisita di Alessandra Ferri

Per il rimontaggio di “L’heure exquise” (provata a Rovereto negli spazi di Oriente-Occidente) Ferri aveva comunque scelto Maina Gielgud che fino agli anni ’70 fu solista del Ballet du XXème siècle di Béjart. “Naturalmente abbiamo inserito vissuti e dettagli miei personali perché il personaggio sia vivo e mio, perché questa sia la mia Winnie”, aggiunge la nuova protagonista.Vicino a lei sul palco troviamo un Carsten Jung dell’Hamburg Ballett non soltanto servo di scena, anzi dotato di forte presenza e verve.Quella che vediamo impersonata da Ferri è una Winnie delicata e a suo agio, ancora con il corpo di ragazzina, non sciupato, come è in Beckett, dall’ingiuria degli anni.

“Noi ballerine abbiamo un rapporto con il nostro corpo che non è paragonabile con quello di nessuno, è il nostro strumento fin da bambine. Se non ti fermi, peso e forme non cambiano quasi negli anni” – commenta, sollecitata su questo argomento.

Nella pièce tanti sono i silenzi, voluti dal maestro di Marsiglia e ora più difficilmente sostenibili per un pubblico 2021. Tanti sono gli afflati del personaggio bejartiano e beckettiano a essere felice nonostante il declino. Prima che si chiuda il sipario è però difficile credere all’allegria di Winnie, quando, con il cumulo di scarpette che ormai la costringe fino al collo, canta con un filo di voce stonata: “L’ora squisita che ci inebria…” di Lehár.Vere e completamente visibili sono invece la gioia e la pienezza di ballare dell’interprete. Racconta Ferri: “Si inizia per passione, perché è un sogno che ci abita. Poi, durante la carriera, ci sono pensieri e costrizioni. Ma ora che la carriera è fatta, quello che ho adesso è tutto un di più e così sono ritornata alla gioia pura della danza. Sono arrivata a un capitolo del libro della mia vita dove non pensavo di arrivare e ho così potuto rientrare pienamente in contatto con la fiammella originale che mi anima e mi animava. E che è la mia parte più intima. E’ come un dono”. E si vede.

L’Heure Exquise, Variazioni su un tema di Samuel Beckett Oh, les beaux jours, regia e coreografia Maurice Béjart rimontata da Maina Gielgud, danzatori Alessandra Ferri, Carsten Jungscene Roger Bernard luci Maina Gielgud, Marcello Marchicostumi, Luisa Spinatelli, musiche Anton Webern, Gustav Mahler, Wolfgang Amadeus Mozart, Franz Lehár

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