Aquileia felix tra gemme e gioielli

Aquileia felix tra gemme e gioielli

«Ricorda!» ( MNHMONEYE ), si legge su un cammeo esposto nella sezione «Lusso e ricchezza» appena inaugurata al Museo Archeologico Nazionale (MAN) di Aquileia. Capire e ricordare è l’obiettivo di ogni collezione e nel cammeo, accanto all’iscrizione in greco, appare una mano che, con pollice e indice alzati, pizzica il lobo di un orecchio, considerato sede della memoria: «Amato mio, amata mia, ricordami». Il prezioso manufatto del II-III secolo d.C. si trova nella suggestiva sala che accoglie una parte della immensa collezione di gemme e cammei (oltre 6mila pezzi), formatasi dal XVIII secolo a partire da molte raccolte private poi confluite nel Museo, voluto nel 1882 dall’imperatore Francesco Giuseppe d’Austria.

La collezione di gemme e cammei

È una sala dalla luce soffusa, fasciata con pannelli verde acqua, dove gemme e pietre, valorizzate da retroilluminazione o illuminazione in radenza, baluginano come stelle in un cielo nero. Le pietre naturali, lavorate a incisione, raccontano dèi, animali, simbologie e i colori di ametiste, granati, agate, onici, diaspri arrivano da altri mondi, altri tempi. Sussurrano storie lontane. L’allestimento, curato dallo studio Tortelli Frassoni e arricchito da tante citazioni antiche, è dominato da ordine, serialità ed eleganza, offrendo una visita immersiva. Non si può che restare abbagliati. Gli occhi trovano pace in questa geometria e così possono concentrarsi sulla bellezza dispensata a piene mani e fruibile anche sulla nuova app che contiene 150 esemplari visibili fin nei minimi dettagli.

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La nuova sezione

Il secondo piano, che completa il recente riallestimento del Museo, realizzato dalla Direzione regionale musei FVG (Mibact), ora diretta da Andreina Contessa, parla dell’opulenza di Aquileia attraverso oggetti per la cura della persona, gioielli e monete. Fondata nel 181 a.C., la città si sviluppò attorno al foro e al porto sfruttando la sua posizione nello scacchiere antico tanto che Ausonio, nell’Ordo urbium nobilium, la ricorda come moenibus et portu celeberrima (famosissima per le mura e il porto). Aquileia era snodo economico e militare, il commercio l’aveva eletta a base di arrivo e partenza delle merci. Qui giungevano derrate alimentari, oggetti in ceramica e vetro e anche ambre e pietre preziose lavorate nella stessa Aquileia e redistribuite su ampia scala. Senza dimenticare il viavai di popoli, dal Medioriente, dal Nord Africa, dalla Dacia, come confermano stele funerarie e iscrizioni. Il traffico di merci e il melting pot di genti fece di Aquileia una città ricca e feconda: «Della vivacità economica, sociale e culturale della città, gli aspetti del lusso e della ricchezza costituiscono una delle manifestazioni più evidenti, offrendo uno sguardo privilegiato sui molteplici contatti intessuti con le più lontane terre dell’impero: da India, Arabia e Persia provenivano pietre naturali, dal Baltico e dal Mare del Nord giungeva l’ambra, lavorata in un’infinità di preziosi oggetti», spiega Marta Novello, direttore del museo e curatrice dell’allestimento, insieme a un appassionato gruppo di lavoro.

Incrocio di genti e culture

Aquileia doveva essere un brulichio di idee, culti, popoli: sembra di sentire gli uomini d’affari aggirarsi nel foro con le loro monete sonanti di cui il Museo offre esemplari in oro, argento e bronzo databili dal IV secolo a.C. al VI secolo d.C. compresi quelli usciti dalla zecca di Aquileia attiva dal 295-296 d.C. e riconoscibili dalle sigle SMAQ, AQVIL e AQ. E le matrone frequentavano i banchetti cariche dei gioielli più rari, come quella ricercata collana d’oro con 30 pendenti a forma di conchiglia che alludono al mito di Venere. Non mancano anelli, orecchini, bracciali in metalli preziosi, in pasta vitrea o in ambra, resina ricercata e costosa, vero status symbol dell’antichità. Ad Aquileia si realizzavano gioielli, coppette, specchi, giochi, amuleti in ambra. Tra gli oggetti che si ammirano al Museo anche foglie di alloro con l’iscrizione AN(NU) N(OVUM) F(AUSTUM) F(ELICEM), «buon anno, fortunato e felice». Molto più di un auspicio anche per i nostri tempi grami.

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